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K2

 

 

 

Se hai l’ardore di chiamare la tua azienda K2 può voler dire solo due cose. O sei talmente remissivo da accontentarti di arrivare secondo oppure alla banalità della vetta più alta del mondo, quella più gettonata e raggiunta, preferisci il brivido dell’incertezza e la difficoltà del raggiungere un panorama dove molti meno possono dire di essere stati.

 

GLI INIZI

La nostra storia, o meglio, quella di K2 inizia poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le bombe avevano da poco finito di fischiare su quei campi di battaglia che Bill Kirschner non aveva mai conosciuto, a causa di un problema all’occhio che lo aveva reso inadatto al combattimento. Insomma tipo Guè ma senza musica demmerda.
E direi che è andata bene così, al posto di finire come un colabrodo su qualche spiaggia francese o giapponese questo ragazzo si laurea in ingegneria e porta nuova linfa al business di famiglia. I Kirschner producevano da parecchio tempo gabbie per animali (Bill faceva il tester) e stecche per aiutare le bestiole con le fratture, e l’avvento della plastica come nuovo materiale aveva dato una bella spinta all’evoluzione della piccola azienda.

Il vulcanico Bill, che non voleva passare la sua vita a fare il dog sitter e collaudatore di gabbie, puntava decisamente più in alto. Una delle sue passioni, mentre i suoi coetanei cercavano di trasformare in sashimi con le loro baionette soldati giapponesi, era sicuramente sciare. Ma gli sci dell’epoca in legno e cattive intenzioni erano decisamente poco performanti, poco moderni, Bill lavorava tutti i giorni con plastiche e fibre e si chiese “ma se li facessi in fibra di vetro?” Uè Bill, stai buonino che in Austria sono cinque anni che hanno inventato sta roba.
Come dici? Ai tuoi tempi non c’era SkyTG 24 e Facebook lo avrestI cagato zero perchè le ragazze le conquistavate a colpi di winchester quindi la notizia non ti era mai arrivata?
Vabbè dai sei scusato, comunque tiratela di meno che non li hai inventati tu.

In poche parole Bill si inventa il primo paio di sci in fibra di vetro (non proprio il primo ma amen) ed usa la famiglia come tester per verificare la bontà del prodotto, e vendicarsi dei tempi in cui gli facevano passare notti col culo al freddo per testare le gabbie. I primi prototipi di sci si aprivano con la meschinità della millefoglie quando vai al bar e non puoi assolutamente sporcarti la camicia, ma per fortuna Bill aveva tanti fratelli e sacrificarne quattro o cinque per la causa non rappresentava un enorme problema.
Dopo aver decimato la famiglia finalmente azzecca la costruzione giusta, il primo anno vende 250 coppie il secondo 1600 e l’anno dopo ancora saluta papà e mamma (unici superstiti della famiglia) fondando un’azienda tutta sua con blackjack e squillo di lusso. 

 

 

L'EVOLUZIONE

Un altro anno e le paia di sci diventano 21000, l’azienda passa da un tizio (Bill) che fa le robe a mano a realtà da 83 dipendenti, con il sogno di costruire uno sci capace di conquistare una coppa del mondo. Gioco facile per quel cervellone di Bill ed i suoi ragazzi, il prototipo appena scodellato fuori dai macchinari raggiunge il primo posto in una gara di slalom gigante di Coppa del Mondo, la prima vittoria in assoluto per uno sci fatto in america. Questa vittoria sarà un volano incredibile raddoppiando ogni anno le vendite facendo la fortuna di Bill, che però resta umile e continua a pensare a nuovi campi nei quali espandere la sua azienda.

Saltiamo rapidi al 1988.
Se pensiamo che in Italia viene presentata la Fiat Tipo ed in America invece K2 comincia a produrre una delle linee di snowboard più innovative di sempre un pelo di rabbia mi sale.
Cosa avremo fatto di male per meritarci quel bidone di macchina? Vabbè, tralasciando le grandi delusioni storiche il team K2 (basta dare credits solo a Bill, e che cavolo) comincia quindi a produrre snowboard. Sti snowboard vanno decisamente da paura, grazie al know how accumulato nella produzione di sci ed anche alla trovata di fare tavole più larghe a seconda del piede e tipo di utilizzo.

(K2 FAT BOB)

 

INNOVAZIONI

Ebbene si, fino alla K2 Fatbob gli snowboarder con il piedone erano destinati al cricket.
K2 crea a tutti gli effetti il concetto stesso di tavola Wide. Quando altri brand vi raccontano delle loro incredibili trovate fate un passo indietro e pensate che senza K2 tutti i vostri amici con il 46 sarebbero a casa a cercare di farsi la vostra ragazza mentre voi siete sulla neve. E se quello che dicono su chi ha i piedi grandi non è una falsità...Il 1995 è un ottimo anno per K2, che vede l’introduzione di due grandissime innovazioni.
La prima è uno sci intelligente che si irrigidisce alle alte velocità grazie a materiali piezoelettrici, la seconda è il papà di tutti gli attacchi a sgancio rapido moderni.
A noi dello sci frega una mazza quindi vediamo la seconda invenzione.
Nasce il K2 Clicker, che riesce a regalare un feeling molto simile ad un setup classico aumentando la facilità di sgancio ed aggancio a livelli sconosciuti prima. Il sistema funziona benissimo, fa felici migliaia di snowboarders finchè qualcuno decide di copiarlo male.
Ma è un’altra storia, e non la racconteremo qua. Il team di pro nazionali ed internazionali aumenta costantemente vincendo medaglie su medaglie, spaccando montagne di culi negli spot più fighi del mondo e comparendo nei video iconici che hanno segnato un’epoca dello snowboard, mentre ogni anno la linea si rinnova inseguendo novità tecniche e di materiali in maniera sempre pionieristica. Tra i primi brand a piazzare il carbonio nelle sue tavole, lancia negli ultimi anni la rivoluzione volume shift applicata al mondo del carving e fresca regalando nuove sensazioni a tantissimi riders che continuano a scegliere il brand americano per le loro allegre avventure sulla neve.
Rileggendo potevo finire in modo molto più epico ma non ne avevo mezza voglia, quindi chiunque abbia un finale alternativo può scrivere a info@nonhochiestoiltuoparere.it

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Pubblicato in data: 19-06-2019
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